Si vuole che il primo nome della Calabria fosse stato "Aschenazia" dal suo primo abitatore "Aschenez", nipote di Jafet, figlio di Noe'. Egli sarebbe approdato sulla costa dove ora sorge Reggio Calabria, che, a perenne memoria dell'ipotetico avvenimento, ha intitolato a lui una strada: "via Aschenez ".

14 agosto 2016

Cattedrale di Maria Santissima Achiropita

La cattedrale di Maria Santissima Achiropita eretta nell'XI secolo, con successivi interventi nel XVIII e XIX, è il principale monumento architettonico della città di Rossano, con pianta a tre navate e tre absidi. Edificata su una precedente costruzione di epoca bizantina, la Cattedrale conserva al suo interno una icona della Madonna Achiropita, che si trova in una nicchia sul lato destro della navata centrale. 
La Madonna Achiropita, letteralmente “non dipinta da mano umana”, è venerata fin dal XII secolo. Intorno ad essa si animano leggende e tradizioni. 
La leggenda narra che una notte, una donna di straordinaria bellezza circondata da una luce abbagliante apparve al guardiano della chiesa che era in costruzione e lo indusse a ritirarsi. Il mattino seguente fu rinvenuta l’effigie della Madonna Achiropita.
Secondo la tradizione, invece, nel VI secolo il monaco Efrem, dopo aver predetto al nobile Maurizio, in fuga e naufrago a Rossano, la sua elezione a Imperatore di Bisanzio, avrebbe ottenuto per gratitudine la promessa di una cappella da dedicare alla Madre di Dio. Durante i lavori di costruzione, quando si trattò di dipingere l’icona, nottetempo, l’immagine eseguita dagli artisti bizantini scomparve, rimpiazzata miracolosamente dall’Icona Achiropita.
La torre campanaria e la fonte battesimale risalgono al XIV secolo mentre gli altri decori datano tra il XVII e il XVIII secolo. All'interno della sacrestia nel 1879 fu ritrovato il famoso Codex Purpureus Rossanensis, evangeliario greco del V-VI secolo di origine mediorientale (Antiochia di Siria), portato a Rossano probabilmente da qualche monaco in fuga dall'oriente durante l'invasione araba (secc. IX-X) e composto di 188 fogli di pergamena contenenti i Vangeli di Matteo e Marco ed una lettera di Eusebio a Carpiano. Il manoscritto, mutilo ed anonimo, indubbiamente la testimonianza più rappresentativa e preziosa di Rossano "la Bizantina", riporta testi vergati in oro ed argento ed è impreziosito da 15 miniature che illustrano i momenti più significativi della vita e della predicazione di Gesù.
Nell’abside dell’Altare Maggiore è illustrata, in sei affreschi, la storia dell’Icona Achiropita. Sulla volta con tetto ligneo dorato si nota il rilievo dell’Assuntae l’Incoronazione della Vergine, mentre in due lunette appaiono i Santi Rossanesi Nilo e Bartolomeo.
Gli affreschi sono opera di Capobianco (XIX secolo) mentre le vetrate dei Santi Pietro e Paolo, oltre quelle di S. Nilo e S. Bartolomeo nelle navate laterali, sono un’aggiunta dell’Arcivescovo Rizzo (1949-71). Disseminate nel corpo della chiesa si ammirano le tele degli altari votivi, databili tra il XVI e il XIX secolo: una Pentecoste, la Madonna del Carmine con S. Michele, Maddalena Penitente, S. Lucia, la Vergine con i Santi Patroni.
Di pregevole fattura sono i mosaici, residuo dell’antico pavimento dell’area presbiteriale, risalente al XII secolo, in cui vi risaltano elementi del Bestiario con i simbolismi tipici dell’arte normanna. Opere d’arte degne di nota sono: il coro ligneo (XIX secolo), il pulpito marmoreo (1753), un organo a canne (1622), l’altare marmoreo di S. Nilo con ciborio intarsiato.
La facciata, distrutta dal terremoto del 1836, fu rifatta in due tempi, così come il campanile che si trova alla sinistra del corpo di fabbrica.

28 maggio 2015

Fabio Curto "L'ultimo esame" - The Voice Of Italy 2015


L'arte di strada è il suo mestiere, o almeno lo è stato fino a questo momento: "Non volevo barattare la mia libertà con un lavoro qualsiasi, per la gratifica di uno stipendio a fine mese. Volevo fare ciò per cui ero nato, suonare e cantare, e regalare bellezza”. Così, ha viaggiato in giro per l'Europa prima di approdare su RaiDue e vincere il talent condotto da Federico Russo.

Alla redazione di The voice of Italy lo chiamano “bronzo di Riace” per le sue origini calabresi, ma pure Leonida per il profilo greco che tradisce la somiglianza con il re spartano che Hollywood ha imposto all’immaginario collettivo con il celeberrimo 300 di Zack Snyder. Ma Fabio Curto, 27 anni, da Acri, cantautore e polistrumentista, preferisce chi lo paragona ad Enea, che “nonostante la paura non rinuncia a combattere come un leone nel campo di battaglia acheo”. E di strada ne ha fatta tanta Fabio, letteralmente, prima di approdare al talent show di Rai Due, dove si è esibito in un’interpretazione da brividi di Take me to church di Hozier durante le blind audition -oltre 25mila le visualizzazioni su YouTube-, conquistando tutti i coach (ha scelto di entrare nella squadra dei Facchinetti, i primi a voltarsi).
A Bologna è frequente sentirlo suonare con la sua chitarra o il violino nelle vie del centro e della zona universitaria. Perché l’arte in strada è il suo mestiere. Una scelta che ha maturato con ponderazione, e che racconta con estrema serietà. “Sono arrivato a Bologna nel 2007” racconta a FQ Magazine “per studiare scienze politiche. Dopo la laurea mi si sono prospettate due strade: o specializzarmi in criminologia o fare il musicista. Suono da quando avevo 5 anni e compongo da quando ne avevo 12: probabilmente il mio destino era già scritto, ma mi sono preso una pausa di riflessione”. Così parte nel 2012 per un viaggio nell’est Europa, tra Ungheria, Serbia e Romania. Un percorso in solitaria, fuori dal caos della metropoli, in cerca di esperienze umane e sincere. Sembrerebbero quasi immagini da cartolina, o clichè letterari, non fossero raccontati da Fabio con disarmante sincerità: In Transilvania, vagando su treni regionali, ho visto zingari che suonavano sui bordi del fiume, e quella semplicità mi ha indicato la strada da percorrere. Non volevo barattare la mia libertà con un lavoro qualsiasi, per la gratifica di uno stipendio a fine mese. Volevo fare ciò per cui ero nato, suonare e cantare, e regalare bellezza”. Così comunica ai genitori la sua scelta e comincia a suonare in strada. Inizi non facili (“non avevo i soldi per pagare l’affitto e le persone che mi ascoltavano mi ospitavano a turno: la strada ti fa regali inaspettati”), ma oggi, dice, “il mio stipendio è dignitoso, pari a quello di un qualunque impiegato. Con la differenza che ricevo sorrisi e ringraziamenti per quello che faccio: merce rara nell’esistenza frenetica nella quale quotidianamente ci dibattiamo”.
Di fronte alle telecamere di The voice sembra un artista consumato: “So di dare questa impressione, ma la mia paura è sempre tanta. Solo che non la considero un freno, ma una spinta a superarla”. Ripescato dall’edizione 2014 (“avevo fatto i provini tardi, ma ero piaciuto, così mi hanno richiamato per passare direttamente alle blind audition per questa edizione”), Fabio è salito sul palcoscenico “guardando sempre il pubblico: sono loro che mi hanno dato da mangiare in questi anni. I giudici di The voice sono senza dubbio autorevoli, ma in strada io ne incontro ogni giorno: a loro, e solo a loro, devo tutto”.
tratto da il Fatto Quotidiano.it

5 gennaio 2015

La Befana in Calabria

La Festa della Bella Stella e la Befana del Mare
La befana atterra con la sua scopa anche in Calabria. A Guardia Piemontese, in provincia di Cosenza, l’Epifania è l’evento più atteso dell’anno. Perché qui il giorno della befana è il giorno della Festa della Bella Stella. Il centro storico diventa scenario suggestivo per la processione con fiaccolata che precede l’arrivo dei Magi. Un teatro di giochi di luci spettacolare che creano la stella cometa, guida dei tre Re verso il Bambinello. Un bambinello reale considerato che, per tradizione, la Sacra Famiglia viene rappresentata dalla giovane coppia del paese che ha partorito l’ultimo arrivato in città. E mentre a Guardia Piemontese si segue la scia della cometa, a Briatico in provincia di Vibo Valentia si attende la befana. Ma qui non si guarda il cielo, ma l’orizzonte del mare. Sì perché la befana a Briatico, per leggenda, viene dal Tirreno con la barca a remi approdando sulla Costa degli Dei. Riceve le chiavi della città e distribuisce caramelle e regali a tutti i bambini. Al tramonto del 6 gennaio la Befana poi scomparirà tra le luci dei giochi pirotecnici.
I mercatini dell’Epifania in Calabria
La befana porta doni e il famoso mercatino calabrese. I mercatini delle festività natalizie sono tradizione consolidata. E a Stilo, in provincia di Reggio di Calabria, lo sono quelli del giorno della befana. La Fiera dell’Epifania di Stilo – che si svolge il 5 e il 6 gennaio di ogni anno- infatti è rinomata nella zona e occupa le piazze di San Francesco e di San Giovanni e tutte le aree del centro attigue. Un mercatino dove spicca l’artigianato tipico calabrese come gli oggetti in terracotta o quelli fatti di legno e canna o ancora i prodotti dolciari ed eno-gastronomici in genere. Nel capoluogo, a Reggio Calabria per l’appunto, il gennaio dalle ore 16 la Befana passeggia per le vie della città tra musica, balli, intrattenimento e la vecchietta più amata dai bambini che distribuisce due mila doni alla folla. E ancora a Cosenza con il Mercatino della Befana dove i bambini non comprano ma barattano un loro giocattolo con il giocattolo di un altro bambino, all’insegna della condivisione. Al Parco delle Biodiversità di Catanzaro, invece, c’è Befana al Parco: un’occasione per ballare a ritmo di hip hop e per riunire tutte le forme d’arte, dal canto al ballo, dal disegno alla poesia.

A Locri la befana arriva gettandosi dal campanile
Grande attesa a Locri per la Befana che quest'anno arriverà a Piazza dei Martiri gettandosi direttamente dal campanile della chiesa di Santa Caterina. L'appuntamento è per le ore 11,15 del 6 gennaio dopo la messa che sarà celebrata da monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace. Un evento suggestivo reso possibile grazie alla sezione di Locri dell'Unitalsi. Non solo. Grazie al sostegno dei vigli del fuoco sarà allestito "Pompieropoli", il villaggio in cui i bambini potranno essere pompieri per un giorno in cui saranno impegnati in diverse attività.

4 gennaio 2015

Badolato

Badolato è un comune di 3.157 abitanti della provincia di Catanzaro. Badolato è un borgo medievale situato su una collina a pochi chilometri dalla costa ionica, alle sue spalle le pre Serre Calabre.
Le origini di Badolato si devono a Roberto il Guiscardo (1080) il quale fece erigere un castello fortificato.
Nel 1269 gli Angioini concessero il feudo a Filippo il quale l'anno successivo intraprese una guerra con il Conte Ruffo di Catanzaro. Gli abitanti, rinchiusi nel borgo, vennero assediati dal Conte Ruffo il quale infine riuscì a conquistare Badolato che rimase in seguito alla sua casata fino al 1451. In seguito appartenne alla famiglia Di Francia e nel 1454 il Borgo divenne baronia dei Toraldo i quali parteciparono anche alla Battaglia di Lepanto (1571) e lo amministrarono fino al 1596.
Badolato passò poi ai Ravaschieri (1596), ai Pinelli (1692) ed infine ai Pignatelli di Belmonte (1779) i quali ressero il potere fino alla fine della feudalità (1806).
Gravemente danneggiato durante la sua storia dai terremoti (1640, 1659 e 1783), Badolato venne anche colpito in epoca più recente da un'alluvione (1951).
tratto da wikipedia.org

Borgo
Le case costruite una vicino all’altra su archi con le caratteristiche pietre di fiumara che le donne portavano sul loro capo. I colori e le sensazioni di attaccamento al territorio sono evidenti nei mattoni di argilla locale e i portoni e le finestre di castagno dei boschi circostanti. Un borgo con l’aspetto di un piccolo presepe vivente e un fascino irresistibile per chi da lontano arriva e lo vede incastonato tra le due colline verdeggianti di ulivi e ricche di fioriture gialle che, come una finestra, si affaccia sul mare blu indaco dello Jonio.
Badolato mostra in maniera evidente nei resti delle mura, la sua antica storia medievale ed offre al visitatore una visita straordinariamente suggestiva accompagnata da stupendi scorci panoramici. Di pregio la Chiesa di S. Andrea Avellino che conserva un altare marmoreo del 1730, mentre nella Chiesa di Santa Caterina è custodita una tavola di Madonna col Bambino (XV-XVI sec.).
Notevole la Chiesetta italogreca Bizantina della Sanità in contrada Sant'Isidoro. Visitabili i resti del Castello dei Ravaschieri.
Da Badolato si giunge facilmente al Mare Jonio dove sulle rive sorge Badolato Marina, località turistica balneare.
Luoghi d'interesse
- Chiesa di S. Andrea Avellino
- Resti delle mura medievali
- Chiesa di S. Caterina
- Chiesetta della Sanità
- Chiesa del Rosario
- Chiesa di S. Maria degli Angeli
- Chiesa della Sanità
- Resti del Castello dei Ravaschieri (XVII sec.)

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30 dicembre 2014

Crotone

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Crotone, Cutroni in dialetto crotonese, è un comune italiano di 60 884 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Calabria, ha un'area metropolitana di 123 937 abitanti.

È il quarto comune della regione per popolazione e il sesto per superficie.

La città di Crotone fu fondata da coloni greci, provenienti dalla regione dell'Acaia nel terzo quarto dell'VIII secolo a.C., nel luogo di un preesistente insediamento indigeno e rappresentò uno dei centri più importanti della Magna Grecia. La città vecchia si sviluppa in un dedalo di stretti vicoli e piazzette fino al duomo e alla centrale piazza Pitagora, punto di contatto tra città "vecchia" e "nuova".

La città è situata sul versante est della Calabria, si affaccia sul mar Ionio presso la foce del fiume Esaro, e il territorio comunale fa parte dell'Autorità del bacino interregionale del fiume Esaro. Il comune ha una superficie di 179,83 km² e il capoluogo si trova a 8 m s.l.m.

Il territorio meridionale è immerso interamente nell'area marina protetta di Capo Rizzuto e inoltre, a fare un ulteriore supplemento a questo scenario, è presente il promontorio di Capo Colonna dove è rimasta l'unica colonna del Tempio di Hera Lacinia, anticamente detto Lakinion Akron, che chiude la città in una grande conca che la divide dal golfo di Squillace.

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